AUGURI

AUGURI -  SPPL POLIZIA LOCALE

La luna rossa, il vento, il tuo colore  di donna del Nord, la distesa di neve...
Il mio cuore è ormai su queste praterie,  in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave  conchiglia soffiata dai pastori siciliani,  le cantilene dei carri lungo le strade  dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru  nell'aria dei verdi altipiani  per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria. 

S.Quasimodo

Auguri di un Buon Natale e Felice anno nuovo.

La Redazione

Il Dipartimento, modello Francese

 

Sembrerà pur troppo ambizioso il raccogliere in un articolo degli scritti dettati in gran parte sotto l'impressione del momento. Ma gli avvenimenti sono  così di basso profilo, le circostanze così straordinarie, che non sarà difficile  veder riprodotte le osservazioni che giorno per giorno ispirarono ad un osservatore imparziale. Ed è l'imparzialità dello spettatore ciò che forma tutto il pregio di parte di questi scritti quali non sono né una satira, né una apologia, ma l'eco fedele del sentimento di chi tiene a far bene il proprio ruolo.

Ora, passi che qualcuno si auto elegge capo del dipartimento.

Cosa è il  dipartimento:

 “Al dipartimento è preposto un capo di dipartimento che,  svolge compiti di coordinamento, direzione e controllo degli uffici di livello compresi nel dipartimento stesso, al fine di assicurare la continuità delle funzioni dell'amministrazione ed è responsabile dei risultati complessivamente raggiunti dagli uffici dipendenti, in attuazione degli indirizzi dell’amministrazione Statale” Quindi qualcuno ci spiegherà come si possa creare un dipartimento all’interno di una aggregazione sindacale;

 di questo bene può cercarsi in varie combinazioni politiche; e tutte le opinioni, quando sono per sua natura subdole, tendenti a rafforzare il legame con le poltrone,  sono egualmente inqualificabili, degni della migliore tradizione. Il partito annessionista hanno stampato le loro memorie; perché l’associazione che noi chiamiamo moderato non potrebbe manifestare le proprie opinioni? È indubitato che fra il movimento rivoluzionario ad oltranza e quello che vedeva nell'annessione l'unica salute, doveva esistere un terzo movimento che voleva il possibile e non l'ideale, che all'annessione, appena divenne possibile, detta e tende ad imporre certe condizioni.

È vero che questo partito non lascerà traccia nella storia, poiché non ha dato uomini rappresentativi e/o istituzionali, né ha saputo formulare un programma se non quando era passato il tempo di eseguirlo. Non si può negare però che costoro sono eterni e marmorei, non vengono scalfiti da nulla, non ci sono congressi, ne altre forme che garantiscono il normale ricambio. Gli scritti che ora rivedono la luce sono come le pulsazioni, le aspirazioni di questo partito degli uffizi, descritte giorno per giorno. Un'organizzazione, una comune azione non fu possibile per la rapidità degli eventi. Ma se questa avesse avuto luogo, avrebbe forse impedito il trionfo dell'unità? No, ma essa sarebbe stata organizzata diversamente; sarebbe stata la risultante di tutte le forze e non il prodotto del movimento categoriale  da un punto solo.

Dove tutto ebbe inizio

DSG

 

COMUNE DI MARGHERITA DI SAVOIA (BT)

“Esiste una sentenza chiara ed inequivocabile. Fuori luogo, pertanto, indugiare in improbabili crociate, anche allo scopo di sobillare i dipendenti comunali per questioni strettamente personali”. Così, il sindaco di Margherita Paolo Marrano, dopo la manifestazione di giovedì scorso, con cui l’ex Responsabile del Servizio di Polizia Locale, Nicola De Vincenziis, ha inteso esprimere contrarietà rispetto al pronunciamento del Tribunale.

La sezione Lavoro e Previdenza di Capitanata, presieduta dal Giudice Lilia Maria Ricucci, lo scorso 9 settembre ha sancito che la giunta municipale il 1 agosto con delibera 113 ha legittimamente mutato il profilo professionale di De Vincenziis da ‘Specialista in area di Vigilanza’ a ‘Specialista in attività amministrative’. Rigettando il ricorso (ex articolo 700 c.p.c), il Tribunale ha condannato il ricorrente al pagamento di 1000 euro oltre Iva e Cnap (Cassa nazionale assistenza degli avvocati e procuratori).

“Per De Vincenziis – spiega il sindaco Marrano – la sentenza non è sufficiente a sancire la giustezza del provvedimento di giunta. Allora rileggendo la stessa sentenza, è possibile coglierne le ragioni”. Il Giudicante ritiene infatti che “ne caso di specie, non sussista” il danno alla professionalità o al decoro o alla dignità della persona oggetto del provvedimento dell’esecutivo cittadino. Rigetta anche, per mancanza di prove, ogni allegazione, “piuttosto generica”, sulla “sofferenza di un pregiudizio imminente ed irreparabile”, a maggior ragione perché il provvedimento sindacale ha scadenza al 31 ottobre prossimo. Fino a quella data De Vincenziis espleterà le funzioni di cui al decreto 115 del 2 agosto 2013, cioè quelle di “responsabile dei servizi socio-assistenziali, Piano sociale di Zona, Ufficio Pua e Servizio Civile”.

“Sebbene smentito dal Tribunale – osserva il sindaco Marrano – , l’ex Responsabile della Polizia municipale ritiene anche che sia offensivo l’invito da me rivolto ai dipendenti comunali, affinché dopo questa parentesi si riprenda a lavorare come la città chiede. Mi spiace che si tenti di sobillare gli animi, interpretando volutamente in modo errato le mie posizioni. Siamo quotidianamente grati ed abbiamo profondo rispetto dei dipendenti dell’Ente. Siamo stati eletti per amministrare Margherita, efficientando e snellendo la macchina amministrativa: questo è il nostro sforzo e questo è il nostro obiettivo. Non capisco dove sia l’offesa. Con serenità rinnovo l’invito: lavoriamo, perché è la città che ce lo ha chiesto”.

Renato Vallanzasca seminò il terrore a Milano e dintorni durante gli infuocati a

Renato Vallanzasca seminò il terrore a Milano e dintorni durante gli infuocati a -  SPPL POLIZIA LOCALE

 

 

 

Nato a Milano 14 febbraio del 1950, a metà anni sessanta è già un capetto rispettato della Comasina. A otto anni Vallanzasca per dispetto liberò gli animali di un circo, il gesto gli costò il carcere minorile al Beccaria.
Rapidamente grazie a rapine e furti è pieno di soldi tanto da permettersi un alto tenore di vita e una casa prestigiosa a Milano che condivide con la sua compagna. Da qui, grazie ad un carisma da tutti riconosciuto, guida la sua banda che già dalla fine degli anni sessanta aveva commesso omicidi in tutta la Lombardia.
Il 14 febbraio 1972 viene arrestato solo una decina di giorni dopo una rapina ad un supermercato. Rimane in carcere per quattro anni e mezzo, ma non si può certo dire che sia un detenuto modello,partecipa a numerose rivolte, la sua ossessione è l'evasione. Arriva a procurarsi un'epatite attraverso una cura massiccia di uova marce e iniezioni di urina, così da essere ricoverato in ospedale.
Il 28 luglio 1976 grazie anche alla complicità di un poliziotto Renato Vallanzasca riesce a fuggire. Di nuovo libero torna alla vecchia vita, con i resti della banda, scappa e cerca rifugio nel sud. La scia di sangue che si porta dietro è impressionante: prima l'omicidio di un poliziotto ad un posto di blocco di Montecatini: nessuno l'ha visto ma l'esecuzione porta inequivocabilmente la sua firma. Poi vengono uccisi un impiegato di banca un medico, un vigile e tre poliziotti.
Ora Vallanzasca pensa alla grande, è stanco delle solite rapine. Vuole di più. Vuole qualcosa che lo sistemi per sempre. E allora cosa c’è meglio di un sequestro?
E’ il 13 dicembre 1976 quando rapisce Emanuela Trapani, poi fortunatamente liberata il 22 gennaio 1977 dietro pagamento di un miliardo di lire. Inseguito dalle forze di polizia, lascia sul terreno due agenti ad un posto di blocco di Dalmine. Stanco e ferito all'anca viene arrestato nel suo covo il 15 febbraio.
Il 28 aprile 1980 tenta di nuovo la fuga, sembra che durante l’ora d’aria siano apparse come per magia tre pistole che consentirono ai detenuti di prendere in ostaggio un brigadiere. Arrivati fino al cancello d'ingresso, diedero il via ad una furibonda sparatoria, proseguita anche nelle strade e nel tunnel della metropolitana. Vallanzasca, ferito, e altri nove vengono riacciuffati subito, altri detenuti riusciranno a darsi alla macchia. Non si è mai saputo chi fornì le pistole ai banditi.
Il 20 marzo 1981 mentre è rinchiuso a Novara, Renato Vallanzasca è autore di un atto di gratuita efferatezza: durante una rivolta taglia la testa ad un ragazzo e ci gioca a pallone. Per lui si aprono le porte del carcere duro.
Tuttavia il 18 luglio 1987 riesce a scappare attraverso un oblò dal traghetto Flaminia che, sotto scorta, lo sta portando all'Asinara: i cinque carabinieri che lo accompagnavano gli avevano assegnato una cabina sbagliata.
Va a piedi da Genova a Milano dove concede un'intervista a "Radio Popolare" e sparisce. Intanto si taglia i baffi, schiarisce i capelli e si concede una breve vacanza a Grado. Il 7 agosto è fermato ad un posto di blocco mentre sta cercando di raggiungere Trieste. È armato, ma non oppone resistenza. Tornato in carcere divorzia dalla moglie Giuliana, ma la sua ossessione non cambia, è disposto a qualsiasi cosa pur di evadere. Ci prova dal carcere di Nuoro il 31 dicembre 1995, ma una soffiata tradisce il suo piano.
Intanto continua a collezionare ammiratrici, c’è chi viene persino accusata di falsa testimonianza, mentre la sua avvocatessa con la quale riesce a stringere un rapporto molto profondo, è accusata di averlo aiutato nel tentativo di fuga nuorese.
Vallanzasca ha collezionato quattro ergastoli e 260 anni di galera, è accusato di sette omicidi, di cui quattro attribuiti direttamente a lui.
Dal 2003 è recluso nel carcere speciale di Voghera come vigilato speciale.
All'inizio del mese di maggio 2005, dopo aver usufruito di un permesso speciale di tre ore per incontrare l'anziana madre ha formalizzato la richiesta di grazia, inviando una lettera al ministro di Grazia e Giustizia e al magistrato di sorveglianza di Pavia.
Nel febbraio 2012 ha riottenuto il beneficio di poter lavorare all'esterno del carcere, come magazziniere.

 

Renè, è se ti vengono a cercare i parenti di quelli che hai ammazzato? Al tuo posto meglio stare in galera; almeno lì sei al sicuro.

 

GLI ITALIANI NON POSSONO SOBBACARSI I COSTI E LE TRAGEDIE. ADESSO ARRIVA BARROSO

GLI ITALIANI NON POSSONO SOBBACARSI I COSTI E LE TRAGEDIE. ADESSO ARRIVA BARROSO -  SPPL POLIZIA LOCALE

ARRIVA BARROSO PER NIENTE TENEBROSO, MA SOLDI NON NE DA'. E' CHE VIENI A FA'.

SOLI, SEMPRE PIU' SOLI DI FRONTE AD UNA TRAGEDIA SENZA FINE.

IL CARABINIERE EROE

CARMELO, CARABINIERE EROE A SCICLI: SALVA
TRE MIGRANTI. "HO FATTO SOLO IL MIO DOVERE"

«Quando sono arrivato sulla spiaggia c'erano decine di migranti, sopratutto donne e bambini, che piangevano e vomitavano. Altri, ancora in acqua, annaspavano tra le onde. Non ci ho pensato un attimo: mi sono tolto la divisa e mi sono lanciato in mare. Insieme ai bagnini del villaggio turistico sono riuscito a portarne a riva nove, anche se per sei di loro non c'era più nulla da fare». Il maresciallo Carmelo Floriddia, 41 anni, in servizio presso la tenenza di di Scicli, è il carabiniere eroe che ha salvato la vita di tre persone.  È ancora bagnato fradicio mentre, sulla spiaggia dove sono allineati tredici cadaveri, ricostruisce quegli attimi terribili davanti al suo comandante provinciale, il colonnello Salvo Gagliano. «Ero in servizio di perlustrazione vicino al luogo dello sbarco - racconta - quando la centrale operativa mi ha detto che era stata segnalata la presenza di un barcone carico di migranti sul litorale di Sampieri. Insieme a un collega ho raggiunto la spiaggia ed ho assistito a una scena che non potrò mai più dimenticare. Vedevo le braccia alzate dei migranti che stavano affogando, sentivo le loro urla disperate...».

Carmelo Floriddia intervistato da RaiNews

Nella giornata di oggi, i cadaveri recuperati in mare, scrive il Corriere della Sera, sono stati fino a ora 69: il numero dei morti sale così a 180. Oggi, ha fatto visita a Lampedusa il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge: commentando il naufragio ha parlato anche della legge Bossi-Fini, la n. 189 del 2002, in materia di immigrazione: «Ora metteremo sul tavolo di lavoro strumenti per rivedere le norme sull’immigrazione e il reato di clandestinità. Spero che questa strage ci possa far riflettere sulla nostra posizione, sulle nostre frontiere, il nostro mare e soprattutto chiedere che questo dramma non deve essere affrontato da soli ma insieme all’Europa».

Forze di Polizia Locale

 

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